
Vieste la perla del
Gargano |
Vieste
E' un paese del promontorio del Gargano, delimitata da
due lunghe spiagge sabbiose, ed è meta ambita dei turisti provenienti da
tutte le parti d'Europa. Nella parte piana si estende il quartiere
ottocentesco e moderno, mentre sul dosso roccioso è arroccato il pittoresco
centro storico, tipico del periodo medievale, caratterizzato da strade
strette e non allineate, le cui abitazioni con le tipiche scalinate esterne,
unite di tanto in tanto da esili archi di contrafforte.
Ha una popolazione di oltre 13 mila abitanti, che nella gran parte dell'anno
si dedica alle attività agricole e marinare. A partire dal 1963, il turismo
internazionale ha avuto un grande impulso e, lungo tutta la fascia costiera,
in cui si alternano ampie spiaggie e calette. Da tempo sono sorti numerosi
campeggi ed alberghi, che accolgono migliaia di villeggianti, e offrono loro
una serena e salutare vacanza. Inoltre, il territorio, molto avanzato nel
mare e soggetto a tutti i venti, concede agli amanti del windsurf, la gioia
e il piacere di veleggiare nell'immensità del mare.
L'Amministrazione Comunale e l'Azienda di Soggiorno e Turismo organizzano
manifestazioni culturali, folkloristiche e cinematografiche (concerti di
musica classica e leggera, rappresentazioni teatrali e balletti, proiezioni
di films con la presenza dei protagonisti, mostre di pitture e di
artigianato, ecc.), per allietare le serate dei visitatori.
Il villeggiante che ama viaggiare ed è desideroso di conoscere altri
ambienti, può inserirsi nelle gite collettive e visitare le suggestive
grotte marine lungo la costa meridionale di Vieste, le affascinanti isole di
Tremiti, la grotta di S. Michele a Monte S. Angelo o la tomba di Padre Pio a
S. Giovanni Rotondo, le grotte carsiche di Castellana o lo zoosafari di
Fasano o muoversi con la famiglia e gli amici per un pic-nic nella vicina
Foresta Umbra.
Il borgo medievale (centro storico di Vieste)
Si snoda con le sue vie strette e tortuose tra le case bianche, dagli usci
piccoli, unite, di tanto in tanto, da esili archi, che danno all'ambiente un
spettacolo pittoresco. I balconi, profumati di basilico, sono guarniti di
garofani e gerani, mentre le anziane casalinghe, confabulando fra loro,
sferruzzano sui gradini degli sghembi e tozzi mignali.
Poco distante dalla Cattedrale, è visibile la roccia, detta della "Chianca
amara", su cui si vuole, per tradizione, che Draguth Rais abbia sfogato la
sua sete di uccisioni. Negli stessi paraggi è la via Judeca, che testimonia
l'antica presenza degli ebrei. Oggi la casbah è semidistrutta ed ha lasciato
spazio ad una piazzetta aperta sullo strapiombo del mare. Di qui si scopre
su una stretta striscia di promontorio il campanile della piccola chiesa di
S. Pietro d'Alcantara e, sulla parte estrema, la luminosa facciata della
Chiesa di S. Francesco con il suo ex monastero. Questo appartenne ai
Francescani Conventuali fin dagli inizi del 1500 e fu soppresso nel 1809
durante il dominio francese da Gioacchino Murat, re di Napoli.
Scendendo per via Uria si incontra la piazzetta del Seggio, anch'esso sullo
strapiombo della Ripa.
Il Seggio o Sedile di S. Giorgio (ora incorporato in un complesso
alberghiero) era una bassa costruzione, a base quadrata, su cui s'aprivano
due ampie arcate, ed era sormontato da una torre con orologio. Serviva ai
notabili del paese come luogo di riunione e spesso il Decurionato di Vieste
lo utilizzava durante la elezione del Sindaco.
Sulla facciata di un palazzo poco distante fanno spicco, in altorilievo, due
leoni rampanti simmetrici ad ugual distanza da un artistico S. Michele e un
balcone sostenuto da sei bellissimi gattelli, finemente lavorati, diversi
l'uno dall'altro. Risalgono agli inizi del VI secolo.
Passando sotto l'arco di via mons. Arcaroli, si incontra il mastodontico
palazzo con un magnifico, ma deturpato portale. Fino al 1652 era adibito a
monastero dei padri Celestini. A poche decine di metri è la piazza Vittorio
Emanuele II, meglio conosciuta come piazza del Fosso. In essa si svolgono le
manifestazioni delle feste patronali e quelle organizzate durante l'estate
dall'Azienda di Soggiorno e Turisno.
Di qui si accede al corso L. Fazzini e al Municipio e si è nel centro
moderno. Altro monumento antico bisogna cercarlo su via Vespucci, nei pressi
del porto, quasi nascosto agli occhi dei passanti. E' il Convento dei
Cappuccini del XVII secolo, la cui fattura denota l'architettura povera dei
frati di S. Francesco. All'interno giganteggia sull'altare centrale il
quadro della Madonna di Costantinopoli della stessa epoca, dipinto da
Giovanni Lo Preite.
Per la sua posizione strategica, Vieste costituì Il
Castello
sempre uno dei maggiori capisaldi di difesa del Gargano e conservò fino al
1846 il titolo di Piazza d'armi. Tutti i governanti del Regno dell'Italia
meridionale, dai Normanni ai Borboni, hanno sempre tenuto nella massima
considerazione questo avanzatissimo posto dell'Adriatico e lo hanno sempre
dotato di "bastevole munizione e di maggior numero di soldati..."(V.
Giuliani, 1768).
Il Castello, che sovrasta con la sua imponente mole il quartiere medioevale,
viene fatto risalire alla II metà del sec. XI, quando conte di Vieste era il
normanno Roberto Drengot. E' a pianta triangolare, corredata agli spigoli
(nord. Est ed Ovest) di tre bastioni a punta di lancia, che incorporano
quelli più antichi a base circolare.
A Sud, invece, sul limite dell'alto strapiombo della costa, si ergeva la
fabbrica con la cappella, una serie di abitazioni e un piccolo
cinquecentesco bastione.
Durante le lotte tra il Papato e Federico II (1240), subì con la città, da
parte dei Veneziani, notevoli danni. Si vuole che lo stesso Imperatore
accorse a Vieste e si preoccupò immediatamente di riedificarlo e ampliarlo,
di rinforzare le mura della città e di restaurare anche la Cattedrale. Nei
secc. XV e XVI resistette alla furia devastatrice di Acmet Pascià e Draguth
Rais, e nel 1646 col terribile terremoto, crollò gran parte di esso.
Altri danni li subì, all'alba del 24 maggio 1915, al momento dell'inizio
delle ostilità con l'Austria, quando fu cannoneggiato dal cacciatorpediniere
Lika. Successivamente lo stesso cacciatorpediniere, insieme all'incrociatore
Helgoland e i caccia Csepel e Tatra, rivolse i cannoni contro il
cacciatorpediniere Turbine, accorso in aiuto a Vieste, affondandolo a poche
miglia dalla città.
La Basilica Cattedrale
Costruita nella seconda metà dell'XI secolo, a circa 100 metri dal Castello,
conserva ancora nel suo complesso il primitivo stile romanico-pugliese e nel
campanile quello del tardo barocco. Le distruzioni e i saccheggi come quelli
operati dai saraceni del 1480 e 1554, i diversi terremoti,
particolarmente disastrosi quelli del 1223 e del 1646,
l'incuria del tempo e la mania di adeguarsi agli stili delle epoche, hanno
fortemente influenzato il monumento.
L'interno, a pianta di basilica romanica, è costituito da tre navate, divise
da due file di 6 colonne ciascuna, i cui capitelli, cinque corinzi e cinque
cubici (altri due sono andati distrutti), presentano motivi diversi: foglie
arrotondate, foglie di palma e di acanto, tralci e animali, come cavalli,
uccelli, galli, un bue, un drago. Anche se incise con una tecnica
rudimentale rivelano grande capacità compositiva.
Le capriate della navata centrale sono state coperte nel XVIII secolo da un
soffitto (plafond) ligneo dipinto a tempera di stile barocco napoletano, in
cui sono inserite tre grandi tele, raffiguranti la Madonna Assunta, titolare
della chiesa, S. Giorgio, protettore della città, e S. Michele Arcangelo,
protettore del Gargano.
Altre opere di rilievo sono: la pala del Rosario del genovese Michele
Manchelli del 1581; le settecentesche tele della SS. Trinità del viestano
Giuseppe Tomaiuolo e della Madonna col Bambino e Santi di scuola veneta; il
Cristo Morto, altorilievo marmoreo di scuola michelangiolesca e la pregevole
statua in legno di tiglio di S. Maria di Merino, protettrice di Vieste, di
epoca incerta.
La Foresta Umbra
La Foresta Umbra è meta dei veri appassionati della natura che si avvicinano
ai suoi diversi ambienti con rispetto. A tale scopo l'Amministrazione per le
Foreste Demaniali del Gargano ha approntato una serie di strutture per
rendere più agevole la visita del complesso forestale. Infatti sono state
attrezzate aree di sosta e per il picnic, un Centro Visitatori dove sono
esposti un plastico del promontorio nella scala 1:25.000, vari pannelli
esplicativi sugli aspetti geologici, paleontologici e floro-faunistici
garganici, una mappa con i sentieri interforestali guidati, e all'aperto,
una minuziosa ricostruzione di una capanna con gli attrezzi dei tagliaboschi
e una carbonaia a grandezza naturale. Tale complesso si estende per più di
10.000 ettari, da 272 a 827 metri sul livello del mare.
La Foresta, il Nemus Garganicum citato spesso da Silio Italico, Ovidio,
Strabone, Virgilio, Orazio, Lucano, è il più importante residuo delle
primitiva selva millenaria e deve il suo nome di Umbra al fatto che i raggi
del sole difficilmente riescono a penetrarvi.
Predomina la cerreta ai livelli altitudinali minori. Qui il Cerro (Quercus
cerris) si consorzia con la Roverella (Quercus pubescens), il Leccio (Quercus
ilex), l'Acero campestre (Acer campestre) e l'Orniello (Fraxinus ornus). Più
in alto si estendono folte faggete, allo stato puro o misto con altre
latifoglie, quali il Carpino bianco (Carpinus betulus), il Carpino nero (Ostrya
carpinifolia), l'Acero opalo (Acer opalus), l'Acero montano (Acer
pseudoplatanus): Nelle valli più fresche allignano il Farnetto (Quercus
farnetto), l'Olmo montano (Ulmus montana), l'Olmo campestre (Ulmus
campestris) e il Tiglio (Tilla cordata).
Sul versante sud-orientale, nella faggeta vegetante sui calcari a scogliera
del Cretacico inferiore, si osservano annosi Tassi (Taxus baccata), la cui
popolazione è la più importante d'Italia. Sul tratto Foresta Umbra-Monte S.
Angelo vi sono diversi esemplari, di cui uno ha circa mille anni. Varie
conifere, tutte non garganiche, caratterizzano i rimboschimenti delle aree
antropiche e delle aree di preparazione dei suoli per accogliere la
vegetazione indigena spontanea.
Ad una flora ricca non può che corrispondere una fauna ricca. Il Capriolo (Capreolus
italicus), sottospecie appenninica, il Picchio dalmatino (Dendrocopos
leucotos lilfordi), il Gatto selvatico (Felis silvestris), il Biancone (Circaetus
gallicus) e il Gufo reale (Bubo bubo) sono solo alcuni esempi della fauna di
questa foresta, la cui sopravvivenza dipende soprattutto dall'uomo e dal suo
modo di accostarsi alla natura.
All'interno della Foresta sono stati realizzati numerosi sentieri e
stradelli di servizio, originariamente per la tutela e la coltura del suolo,
attualmente utilizzati per scopi turistico-ricreativi. Questa viabilità
permette la conoscenza degli aspetti più interessanti dell'ambiente sotto il
profilo vegetazionale, faunistico, pedologico e paesaggistico. Percorrendo
alcuni sentieri è possibile incontrare i più importanti e tipici animali che
popolano la foresta, specialmente nei pressi delle raccolte d'acqua.
I sentieri con andamento Sud-Nord, permettono la conoscenza della
vegetazione nei suoi aspetti che variano con l'altitudine. Agli ingressi dei
sentieri, agli incroci e nei pressi delle "grave" (doline) sono state
collocate tabelle indicatrici su cui sono riportati la toponomastica, la
lunghezza in metri, il tempo medio di percorrenza e le caratteristiche
principali delle grave: profondità, sviluppo e quota.
I più importanti sono:
Falascione - Scaranappe (lunghezza m. 1.500, pendenza 4-6%)
Murgia della Annusola - Laghetto Umbra (m. 2.500, pianeggiante)
Falascone - Laghetto Umbra (m. 1.200, pianeggiante)
Murgia dell'Annusola - Cutino Lungo - Lago d'Otri (m. 3.200, pianeggiante)
Lago d'Otri - Valle del Catatosto - Dispensa (m. 3.000, pendenza 8%)
Regresso - Parcella sperimentale - Valle del Tesoro (m. 2.000, pendenza 8%)
Baracconi - Neverelle - Monti Mauri - Caritate (m. 6.800, pendenza 8%)
Sfilzi - Valle della Carpinosa - Caritate (m. 8.000, pendenza 6%)
Torre Palermo - Ginestra Superiore (m. 14.000, pendenza 8%)
Sfilzi - Casalini (m. 1.600, pendenza 3%)
Le grotte marine
Fra la natura rigogliosa e il mare pulito, cristallino, trasparente, la
costa alta accoglie innumerevoli cavità che sono veri prodigi di incanto e
meraviglia, operati dal riverbero delle luci e dei colori, dalla trasparenza
diafana delle acque e dall'artistico gioco delle rocce rose e smerlettate.
Qui la fantasia e la suggestione trova il suo più ampio sfogo della
meraviglia, fra l'attonito e il trasognato. I pescatori si son divertiti a
battezzarle con i nomi più curiosi e congeniali, come, per citarne alcuni:
grotta Sfondata, Campana, dei Contrabbandieri, la grotta dei Due Occhi, Dei
Colombi, dei Pipistrelli, la grotta Calda o delle Viole, della Tavolozza,
delle Sirene, quella dei Sogni e del Faraone, la grotta Smeralda, dei Marmi
e del Serpente,...
Altro stupendo richiamo è il Pizzomunno, il mastodontico e superbo monolito
che si eleva a pochi passi dallo strapiombo su cui si affaccia il Castello,
quasi a sorvegliare le fortune del paese, simile ad una vecchia guardia
brontolona. Su di esso si sono intessute odi e leggende.
Il Gargano
Il Gargano, detto anche lo Sperone d'Italia, è un massiccio
promontorio di oltre 2.000 Kmq, che si proietta nel mare Adriatico per una
lunghezza di 65 km ed una larghezza di 40 km. Il terreno, di origine
calcarea, ha un aspetto forte e selvaggio e scende con sbalzi ripidi specie
nella parte meridionale e sul versante marino, dando origine a panorami
superbi e maestosi. La parte settentrionale, invece, è più degradante e meno
aspra ed è caratterizzata dalla presenza dei laghi di Lesina e Varano,
ricchi di pesci (specie di anguille) e meta obbligata degli uccelli
migratori. Nella costa bianca, alta e frastagliata, sono ubicate numerose
grotte, prodigi dei venti e dei marosi, superbi spettacoli della natura in
cui fanno capolino i riverberi di mille colori.
Il Gargano è coperto da una ricca e florida vegetazione, in cui dominano,
fra le tante specie della macchia mediterranea, il rosmarino e il ginepro e
grandi distese di pini d'Aleppo e lecci. Fra le piante d'alto fusto sono da
ricordare le vaste distese di pinastri o pino d'Aleppo sparse su tutto il
territorio.
L'uomo, presente fin dalla preistoria, ha fissato i suoi insediamenti,
prevalentemente, sulla fascia superiore del Gargano (Lesina, Poggio
Imperiale, Apricena, Sannicandro Garganico, Cagnano Varano, Carpino,
Ischitella, Vico del Gargano, Rodi Garganico, Peschici e Vieste), in quella
meridionale (Rignano Garganico, S. Marco in Lamis, S. Giovanni Rotondo,
Monte S. Angelo, Manfredonia e Mattinata) e nelle vicine fascinose isole di
Tremiti. Esplica la sua principale attività in agricoltura e
nell'allevamento del bestiame e presta molta cura nella coltivazione
dell'ulivo, del mandorlo, della vite e degli agrumi.
Attraverso lo svilupparsi dei millenni, ha subito le innumerevoli
immigrazioni preistoriche, le dominazioni dei Greci e dei Romani, dei Goti e
dei Longobardi, dei Bizantini e dei Normanni, degli Spagnoli e dei Francesi
ed ha dato il suo contributo anche di sangue per l'unità d'Italia.
Monte S'Angelo
E' il Comune più alto del Gargano: dall'alto dei suoi 843 metri si gode una
meravigliosa vista sul Tavoliere e sul golfo di Manfredonia. Lo si raggiunge
attraversando la Foresta Umbra o percorrendo la litoranea per Mattinata.
E' il centro più carico di storia e di tradizioni e deve il suo sviluppo
alla fine del V secolo, quando, secondo la tradizione, l'Arcangelo Michele
apparve in una grotta. I Longobardi, che in quel periodo dominavano
nell'Italia meridionale, ne fecero il loro santuario nazionale. In breve
divenne rinomato in tutta la Cristianità e meta obbligata non solo per i
pellegrini di tutta Europa, ma anche per i Crociati in partenza per
Gerusalemme, per papi e sovrani.
Si accede al Santuario, scendendo per una lunga ed ampia scalinata. Le porte
d'ingresso sono di bronzo e furono fuse a Costantinopoli nel 1076 per conto
del nobile Pantaleone di Amalfi. Gli altari e le immagini che le adornano
sono scolpite nella stessa roccia della grotta. Sull'altare centrale,
invece, troneggia la bianca e meravigliosa statua marmorea di Andrea
Sansovino e, sul presbiterio, la cattedra vescovile scolpita su pietra del
XII sec. La Basilica, più volte saccheggiata, non ha potuto, purtroppo
trasmettere gli oggetti preziosi donati da sovrani e pellegrini.
Presso la Basilica vi è il Museo di S. Michele Arcangelo con tele, opere
artigianali ed innumerevoli sculture, alcune delle quali sono di Acceptus (XI
sec.), l'arcidiacono della Basilica, che dette una grande impronta all'arte
Romanico Pugliese.
Meritano di essere visitate anche le chiese di S. Pietro con l'annesso
Battistero (più noto come Tomba di Rotari), di S. Maria delle Grazie, di S.
Benedetto e di S. Antonio Abate; il Castello e, presso l'ex convento di S.
Francesco, il Museo civico delle tradizioni del Gargano.
S. GIOVANNI ROTONDO
E' posta al centro del Gargano ed è raggiungibile con la splendida strada
litoranea per Manfredonia e poi per S. Giovanni Rotondo o attraverso la
Foresta Umbra con il suggestivo percorso fra pietraie e doline. La
cittadina, adagiata sugli spalti del monte Castellano, è attraversata dalla
strada statale che da S. Severo conduce a Monte S. Angelo, un tempo
conosciuta come "Strata Langobardorum" o "Strata Francesca", e che fu
percorsa, fin dal VI secolo, da milioni di pellegrini in visita alla Grotta
di S. Michele.
Deve il suo nome all'antico tempio di Giano, a base circolare, in cui i
Longobardi posero la statua di S. Giovanni Battista, loro Santo Protettore.
S. Giovanni Rotondo è salito alla ribalta, circa 80 anni fa, quando il frate
cappuccino, P. Pio da Pietrelcina, noto per la vita ascetica, ebbe le
stimmate come S. Francesco d'Assisi. Milioni di fedeli, provenienti da ogni
parte della Terra, si sono inginocchiati davanti a lui per confidare ed
ottenere conforto per le proprie pene o per ritrovare il cammino della fede
perduta. Ancora oggi, a circa 30 anni dalla sua morte, ogni giorno,
centinaia di pellegrini e figli spirituali si recano nella cripta della
chiesa di S. Maria delle Grazie a pregare sulla sua tomba o sostare nella
cella del convento da lui abitata, in cui sono raccolti i suoi cimeli.
Per volontà di questo Frate e con le offerte pervenute da tutto il mondo, è
stata realizzata la colossale struttura della Casa Sollievo della
Sofferenza, che ha il merito di essere uno dei più apprezzati ospedali
dell'Europa.
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